Tatiana Pavlova
Tatiana Pavlova
Nata il 10 dicembre 1890 a Jekaterinoslav (Dnipropetrovs'k, Ucraina) sul fiume Dnepr come Tatiana Pavlova Zeitman, l'attrice scelse fin da giovane di adottare un nome d'arte omettendo il cognome paterno di origine ebraica. Le ricerche storiche recenti (condotte da Danilo Ruocco) confermano il 1890 come anno di nascita più probabile rispetto al 1896 accreditato in precedenza da fonti enciclopediche.
Cresciuta in una famiglia benestante estranea al mondo dello spettacolo — padre proprietario terriero ucraino e madre di antica origine spagnola — mostrò fin dall'infanzia una passione travolgente per il teatro.
A diciassette anni (nel 1907) fuggì di casa per unirsi alla compagnia del grande attore russo Pavel Nikolàevič Orlenev, suo primo e fondamentale maestro. Da Orlenev apprese la disciplina ferrea, lo studio filologico e storico dei testi, la ricerca sul contesto sociale e l'analisi psicologica del personaggio.
Dopo un intenso peregrinare nei teatri di provincia (Minsk, Vilna, Odessa, Kiev, Rostov, Sebastopoli), nel 1916 approdò al Dramatičeskij Teatr di Mosca, affermandosi in ruoli di grande impegno drammatico come La signorina Giulia di Strindberg, Kasatka di Alessio Tolstoj, Mirra Efros di Gordin e La signora delle camelie di Dumas figlio.
A causa degli sconvolgimenti della Rivoluzione d'Ottobre, abbandonò la Russia e giunse in Italia nel 1919. Inizialmente lavorò a Torino nel cinema muto per l'Ambrosio Film e perfezionò la dizione italiana con illustri maestri quali Cesare Dondini, Italia Vitaliani, Carlo Rosaspina e Tullio Carminati. Il 3 ottobre 1923 debuttò con strepitoso successo al Teatro Valle di Roma con Sogno d'amore di Kosorotov, dando inizio alla sua storica stagione italiana.
Tatiana Pavlova è morta Grottaferrata (in provincia di Roma) il 7 novembre 1975.
La Pavlova legge un copione
Prima dell'arrivo di Tatiana Pavlova, il teatro di prosa italiano era dominato dal sistema del capocomico e del mattatore, in cui il testo drammatico veniva spesso piegato alle esigenze espressive del singolo interprete.
La Pavlova ha introdotto e imposto una vera e propria rivoluzione metodologica e strutturale:
Nascita della regia moderna e coordinamento artistico: La Pavlova ha imposto la figura del regista (all'epoca anche chiamato régisseur) come unico creatore e coordinatore dell'armonia dello spettacolo. Il termine stesso "regia" fu coniato proprio per definire la novità del suo lavoro scenico.
Il "Perfetto complesso" e l'abolizione dei ruoli fissi: Abolì la gerarchia aziendale rigida e la suddivisione in ruoli fissi (primo attore, brillante, caratterista, generico...). Creò compagnie di complesso in cui ogni attore lavorava in funzione del quadro corale al servizio del testo.
Il rigore delle prove e la scomparsa del suggeritore: Eliminò la figura del suggeritore dalla scena. Sostituì le recite allestite in tre o quattro giorni con settimane di prove faticose e approfondite, sia "a tavolino" (per la comprensione logica) sia "in piedi" (per la naturalezza dei movimenti).
Scenografia tridimensionale: Spazzò via le vecchie quinte di tela dipinta e la cartapesta generica. Introdusse scenografie tridimensionali costruite ad hoc per ciascuna opera, collaborando con grandi artisti del calibro di Giorgio De Chirico, Nicola Benois, Aleksandra Exter, Mario Pompei e Fabrizio Clerici.
Illuminotecnica e costumi d'autore: Sostituì l'illuminazione generica con un unico punto luminoso coerente capace di creare ombre espressive. I costumi vennero concepiti da costumisti ad hoc per interpretare visivamente la psicologia del personaggio.
Il Metodo dell'attore e il "Seme della Parte" (Zernò): Importò in Italia la lezione del realismo psicologico russo, insegnando agli attori a individuare lo "zernò" (l'idea guida o germe del personaggio); la rieducazione fonica per evitare la declamazione retorica; e l'uso consapevole di pause, silenzi e gesti.
Formazione dei nuovi talenti e didattica: Nel 1935 le fu affidata la prima cattedra di regia in Italia presso la Regia Accademia d'Arte Drammatica di Roma. Sia come insegnante di regia, sia come regista, formò e influenzò una generazione di giganti dello spettacolo, tra cui Vittorio De Sica, Renato Cialente, Amedeo Nazzari, ed Evi Maltagliati.
Il saggio di Danilo Ruocco ricostruisce la vita e la carriera artistica dell'attrice e regista Tatiana Pavlova a partire dagli esordi russi fino alla di lei scomparsa.
In Appendice è pubblicata l'Autobiografia inedita della Pavlova.
L’attenzione del saggista si concentra, in particolare, sull’azione svolta da Stanislavskij, Nemirovič-Dančenko e Tatiana Pavlova per rinnovare il Teatro.
Il volume si apre con gli interventi di alcuni studiosi e uomini di spettacolo tra i quali si citano Giancarlo Giannini, Antonio Calenda e Danilo Ruocco.
Nel saggio vengono tratteggiate le figure di tre grandi artiste: Emma Gramatica; Anna Fougez e Tatiana Pavlova.
Uno dei capitoli del volume ricostruisce il rapporto tra Corrado Alvaro e la Pavlova durante la stesura di Lunga notte di Medea.
Viene presentato il carteggio tra Lucio Ridenti, direttore della rivista di teatro «Il Dramma», e Tatiana Pavlova.
Nel volume è presente il saggio di Danilo Ruocco che ripercorre le messinscene della Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro dalla Pavlova a Scaparro.